La sfida della motivazione

InterviewA seguito dei corsi tenuti a Bologna e Johannesburg fra settembre e ottobre dello scorso anno, il 22 e 23 novembre si è svolto a Singapore il workshop “Motivare i collaboratori” dedicato al management Cmc impegnato in Asia e facente parte del ciclo “Comportamenti manageriali per la leadership” avviato nel 2012.

Abbiamo intervistato l’ing. Fabio Fanecco della Business School dell’Università di Bologna, che ha tenuto il corso, e il nostro collega Alessandro Gordini, 27 anni, laureato in scienze politiche e con all’attivo un Master in Business Administration, che da undici mesi si occupa del controllo di gestione a Singapore.

Ing. Fanecco, Cmc ha fortemente voluto questo workshop, tanto da proporlo precedentemente sia in Italia che a Johannesburg e Singapore. Quali obiettivi lei e l’azienda avete definito in fase di progettazione e quali sono stati conseguiti con successo?

FF L’iniziativa rientra in un percorso formativo di accrescimento delle competenze manageriali che Cmc ha già iniziato da tempo. All’interno di questo contesto abbiamo messo a punto un nuovo workshop focalizzato alla comprensione della motivazione come fonte d’ispirazione per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Se questi sono stati raggiunti con successo non spetta a me dirlo; sono processi che, una volta innescati, possono dare frutti misurabili nel tempo, non nell’immediato. Ho però rilevato una forte sensibilità e attenzione da parte di tutti i partecipanti, ho incontrato e conosciuto gente preparata e desiderosa di apprendere le leve motivazionali e gli strumenti che un capo deve disporre per motivare i propri collaboratori e – soprattutto – gli atteggiamenti da assumere per poter essere un leader carismatico e assertivo, e un buon motivatore.

Alessandro, cosa ti aspettavi da questo corso e per cosa pensi possa essere utile nell’organizzazione e nella gestione quotidiana del tuo lavoro?

AG Da questo corso mi aspettavo esattamente ciò che ho trovato: due giorni intensi e carichi di concetti preziosi da spendere nella vita professionale e sociale. Il rispetto per le persone e una buona comunicazione sono un valore aggiunto per il contesto in cui ci troviamo ad operare ogni giorno.

A detta dei partecipanti e dello stesso relatore, l’esperienza appena conclusa si è rivelata estremamente pratica e fruttuosa per tutti coloro che vi hanno preso parte. Quale riscontro auspicate possa avere nel breve e nel lungo periodo?

FF Questo riscontro non è misurabile con un indicatore di “performance” specifico. Credo che Cmc debba essere premiata per il forte impegno che ha profuso nell’investire nella formazione focalizzata sull’accrescimento del valore del proprio capitale umano. Mi auguro che chi ha partecipato a questo corso si attivi per spingere e guidare i suoi collaboratori non solo sullo sforzo che essi devono fare nell’eseguire il loro lavoro, ma sul raggiungimento di un proprio obiettivo e aspirazione personale che porti alla soddisfazione delle loro esigenze in quanto persone. Cio potrà generare un’immensa forza motrice all’interno di Cmc e una spinta coordinata verso gli obiettivi aziendali.
AG Credo sia stata un’esperienza molto utile,
ma credo siano necessari ancora molti incontri allo scopo di trasmettere una forte cultura aziendale.
È necessario formare figure professionali che a loro volta siano in grado di creare una variabile strategica forte e di conseguenza un vantaggio competitivo che sia in grado di mettere l’azienda su un piano superiore rispetto ai competitors.

Secondo la vostra esperienza, cosa significa motivare e venire motivati professionalmente? Quale di questi due aspetti pensate possa risultare più impegnativo per il conseguimento degli obiettivi prefissati?

FF Secondo me il concetto di motivazione in azienda è radicalmente cambiato negli ultimi anni. Tempo fa la motivazione in ambito professionale era intesa come “l’espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere una determinata azione”. Oggi continuo a vedere all’interno delle aziende persone demotivate lavorare in contesti che non procurano loro entusiasmo, ma ritengono questa l’unica alternativa per un salario sicuro. Il rischio di mettersi in gioco cambiando lavoro o azienda è per questi soggetti troppo alto; lo fanno in pochi. D’altro canto, è incredibile osservare quante aziende, soprattutto italiane, associno ancora oggi il concetto di motivazione al simbolismo de “il bastone e la carota”, paradigma incernierato unicamente sulle ricompense o sulle punizioni, che è alla base di tutto
lo sviluppo economico degli ultimi due secoli. È da decenni che la motivazione è sostenuta in azienda attraverso la stessa pratica riservata all’addestramento: si rafforzano i comportamenti virtuosi e si penalizzano i comportamenti sbagliati. Per cambiare tale paradigma occorre essere capaci di diffondere nei collaboratori una visione aziendale, adottando un modello di gestione delle risorse secondo una logica di sviluppo delle competenze all’interno di un “gioco di squadra”. Questo è un aspetto che ritengo essere tra i più impegnativi per un’azienda che si prefigge di raggiungere obiettivi ambiziosi. Bisogna saper cercare dentro ogni persona.

AG Certamente motivare ed essere motivati sono due sfide importanti ed ugualmente ardue.
Non credo di avere molta esperienza sul “motivare”, ma ritengo che – in primis – significhi “ispirare”. Sono convinto che l’essere di esempio abbia un impatto molto più forte rispetto a qualsiasi altra modalità finalizzata alla motivazione, poiché spinge al costante autoapprendimento e al miglioramento continuo della propria persona.
Bisogna necessariamente essere ciò che si vorrebbe vedere negli altri, per questo credo che per essere di esempio sia innanzitutto necessario avere una forte motivazione personale.
Altro punto molto importante è la consapevolezza della propria comunicazione nei confronti delle persone che ci circondano; da essa dipendono il rispetto all’interno del contesto professionale e personale in cui operiamo. Essere motivato, invece, significa per me ricercare la motivazione direttamente dentro me stesso.
La motivazione personale, che venga rafforzata o indebolita da fattori esogeni, deve comunque partire in primis da una radicata convinzione interiore.
Altro punto fondamentale è la volontà costante di imparare, di mettersi sempre in gioco per crescere umanamente e professionalmente, di cercare nuovi stimoli e contesti che possano garantire un appagamento dal punto di vista della carriera, per essere spinti a fare sempre meglio.

Visto il contesto socio-economico mondiale, quali sfide ritenete che oggi un’azienda sia chiamata a compiere in termini di formazione e – nello specifico – in quella manageriale?

FF Ognuno di noi possiede un’inesauribile riserva di energia in rapporto a delle specifiche potenzialità personali. La sfida più impegnativa che un’azienda deve compiere in termini di formazione è quella finalizzata a far sì che le proprie risorse facciano dentro di sé un primo passo: iniziare ad essere consapevoli delle “Proprie, Uniche, Potenzialità”. Bisogna partire da un lavoro di individuazione e valorizzazione
delle potenzialità personali, facendo emergere per poi focalizzare i bisogni e i desideri che ognuno cela dentro di sé, e che talvolta risultano nascosti o “bloccati”. Credo sia questa la ricetta giusta che ogni leader
in azienda deve conoscere e saper applicare. Indistintamente e a ogni livello e funzione aziendale. AG Il contesto socio-economico mondiale è in continuo cambiamento. Nondimeno il contesto relativo alla sfera che riguarda le grandi società multinazionali. Ritengo che un’azienda moderna e all’avanguardia debba in primo luogo dotarsi di giovani formati scolasticamente in diverse discipline e desiderosi di mettersi in gioco senza avere paura di cambiare contesto lavorativo o geografico. Di conseguenza, credo sia assolutamente necessario formare costantemente le proprie figure chiave tramite un’interazione continua con il mondo accademico, allo scopo di creare figure complete di alto livello, in grado di far fronte alle molteplici sfide che un’azienda come Cmc è chiamata ad affrontare quotidianamente. Credo sia necessario lavorare alla formazione di figure flessibili e “creative”, non più chiamate ad eseguire ripetutamente gli stessi compiti ma ad approcciarsi con intelligenza e coscienza alle situazioni. Oggi siamo chiamati a fare molto di più rispetto ad un tempo, ma con minori risorse.

Come definireste questo workshop, con un aggettivo?

FF Un solo aggettivo: gratificante. Questa esperienza è stata per me una fonte incredibile di motivazione.

AG Un buon inizio.

 

2017-02-07T15:34:53+01:00