Innovazione è sinonimo di Competitività?

Innovazione e competitività sono due parole che vengono quasi sempre associate l’una all’altra.
Questo perché si considera implicito che un’azienda che faccia innovazione sia in conseguenza competitiva, indipendentemente dal settore di appartenenza.

Nel triennio 2008-2010, il 31,5% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha introdotto sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione (fonte Istat- rapporto 2008-2010 pubblicato lo scorso novembre 2012).

Nel 2010 le imprese italiane hanno investito complessivamente 28 miliardi di euro per l’innovazione.

Oltre l’85% della spesa è costituito dalle attività di Ricerca e sviluppo (R&S) e da investimenti in macchinari e apparecchiature. L’industria è il settore più innovativo, con il 43,1% di imprese innovatrici contro il 24,5% dei servizi e il 15,9% delle costruzioni.

La propensione all’innovazione è sempre maggiore nelle grandi imprese: il 64,1% delle aziende con oltre 250 addetti ha introdotto innovazioni, contro il 47,1% di quelle con 50-249 addetti e il 29,1% con 10-49 addetti.

La spesa sostenuta dalle imprese per innovarsi è stata in media di 7.700 euro per addetto. I valori più elevati sono stati registrati nell’industria (9.400 euro) e, in particolare, nelle grandi imprese (11.200 euro).

Per molte aziende, non solo le PMI ma anche le grandi imprese, il problema di oggi è come poter allocare risorse per continuare a innovare in un momento in cui i consumi sono calati e si compete per sopravvivere.

Quelle che sanno sfruttare l’innovazione quasi sempre ci riescono.

Per comprendere cosa spinga un’azienda a innovarsi occorre partire dal significato del termine innovazione.

Innovazione è un termine abbastanza generico.

La partenza è sempre da un’idea, una scoperta finalizzata a migliorare il business. Essa può riguardare un prodotto, un servizio, un modo di comunicare, un processo all’interno all’azienda o un nuovo modello di business.

Il rapporto Istat ci dice che Il 48,1% delle imprese innovatrici ha innovato sia i prodotti sia i processi produttivi. Il 27,2% ha scelto di investire unicamente in nuovi prodotti, mentre il restante 24,7% ha adottato soltanto nuovi processi di produzione.

Qualsiasi forma di innovazione però, per essere efficiente e poter conferire all’azienda l’auspicato vantaggio competitivo deve sapersi confrontare con il mercato e saper soddisfare i bisogni dei clienti. In breve l’innovazione può così essere sintetizzata: saper sfruttare adeguatamente una invenzione.

Distinguiamo tre diversi tipologie d’innovazione:

  • Market pull: innovazione che ha origine sul riconoscimento di bisogni immediati dei clienti/utilizzatori finali. In questa area si sviluppano innovazioni incrementali quelle focalizzate al miglioramento delle prestazioni di un prodotto, processo o servizio, partendo da una soluzione già esistente e raffinandola ulteriormente.
  • Technology push: innovazione che nasce dalle esplorazioni di nuove possibilità tecnologiche. Molte di queste, sono innovazioni radicali, creano cioè una soluzione nuova strutturalmente diversa da quella già diffusa sul mercato.
  • Design Driven: innovazione radicale non richiesta inizialmente dal mercato e che nasce da comprensione di trend nei modelli socio-culturali di prospettiva. L’innovazione “design-driven” introduce un nuovo forte modo di competere. Essa è guidata dal design, l’esigenza del prodotto non viene dal mercato, ma è il prodotto che, basato sulla tecnologia “design driven” crea nuovi mercati dando vita a nuovi significati per il consumatore/utente/utilizzatore.

L’esempio di tecnologie design-driven vengono dalla Nintendo con la Wii e dalla Apple con l’iPod. Entrambe le aziende hanno saputo rispettivamente ridefinire il significato del giocare e dell’ascoltare musica. E hanno individuato come comunicare e proporli al mercato.

I clienti fino allora non avevano chiesto questi nuovi significati, ma quando li hanno provati, è stato amore a prima vista.

Coerente a tutto quanto precedentemente esposto, l’azienda innovatrice deve prefiggersi il raggiungimento di due obiettivi:

  • Creare valore: sviluppare una innovazione che sia compatibile con la “struttura e dimensione” dell’azienda ma che sia capace, al tempo stesso, di conferirgli un tangibile vantaggio competitivo sul mercato.
  • Catturare valore: saper introdurre e diffondere l’innovazione per prima impedendo che il valore incorporato nell’innovazione venga sfruttato da altri concorrenti.I risultati che ne conseguono sono un maggior profitto (raggiungimento di maggiori volumi di produzione a margini più elevati) e un posizionamento strategico sul mercato.

Quali sono gli ostacoli per le aziende che non hanno nel loro DNA questo concetti ?

Non ne esiste una ma diverse. Esse creano una sorta di effetto barriera all’innovare e innovarsi.

Eccone alcune:

  • I costi e il tempo: per fare innovazione occorre investire tempo, denaro e impiegare risorse.
  • Acquisire nuove competenze: l’innovazione richiede specifiche competenze soprattutto di metodo e “pensiero”.
  • Accettare i rischi: l’innovazione non garantisce risultati sicuri e a breve termine
  • Miopia e cultura manageriale: la convinzione nel proprio modo di fare e ritenerlo il migliore in assoluto. L’abitudine con il passato; il convincimento di operare in un settore “maturo” insensibile ai cambiamenti.

E’ indubbio che fare innovazione qualsiasi impresa debba sostenere dei costi e dei sacrifici.

L’attuale situazione congiunturale economico-finanziaria non costituisce certo un incentivo per continuare o iniziare a fare innovazione.Qualcosa si può fare però.

Ci si può concentrare almeno sull’innovazione manageriale che è ancora un’area di debolezza del nostro sistema impresa nazionale.

L’innovazione non si limita infatti alla sola sfera della tecnologia. Accanto ad essa c’è anche quella manageriale.

Questa si concentra nel creare nuove tecniche di gestione delle risorse, di come poter meglio organizzare il lavoro e il rapporto tra risorse umane e impresa, di come poter meglio programmare le attività, di come assumere decisioni strategiche minimizzando i rischi.

Non c’è dubbio infatti che l’innovazione manageriale, come quella tecnologica, può essere finalizzata a rendere l’azienda più efficace ed efficiente, consentirle di risparmiare sui costi, generare incrementi di fatturato o più in generale concorrere al miglioramento della qualità della gestione aziendale.

Si potrebbe partire ad esempio nell’introdurre il concetto di delega. Una innovazione questa che farebbe molto bene nelle piccole e medie imprese in cui non si delega il lavoro ai manager, ma anche quando lo si fa, gli imprenditori tendono a fare i dirigenti sovrapponendosi a questi.

Spesso questa situazione ha un triste epilogo: i dirigenti o i collaboratori più validi, quelli poco inclini al comportamento da “yes man”, decidono di andarsene per porre fine a un rapporto di lavoro “castrante” e poco motivante.

Investire nella cultura manageriale, sarebbe l’innovazione che richiederebbe costi decisamente più abbordabili ma in grado di generare risultati eclatanti anche a breve termine.

Che sia basata su cambiamenti radicali o incrementali poco importa, è ora di iniziare a investire anche nel capitale umano e nella cultura d’impresa.

E’ un vantaggio competitivo che molte nostre imprese possono ancora sviluppare e iniziare a farlo già da ora.

2017-02-07T15:34:54+01:00