I bisogni delle Piccole Medie Imprese

In questo contesto osserviamo il vuoto esistente tra la domanda della PMI di essere aiutata nel proprio sviluppo in un momento economico e finanziario così delicato e gli investitori (privati e banche) che, pur avendo una potenziale disponibilità di liquidità, hanno, altresì forti resistenze nell’erogare tali risorse anche a causa dei rischi che andrebbero ad assumersi nell’attuale contesto economico-finanziario.

Da un lato, infatti, molte PMI sono oggi in crisi di liquidità ed in tali condizioni riteniamo debbano ripensare il proprio modello di business. Riteniamo infatti che,  esse debbano ricorrere a nuove fonti di finanziamento e a nuove risorse, adottando un approccio diverso, più manageriale ed aperto al mercato.  Alcuni imprenditori, inoltre, richiedono non solo liquidità finanziaria ma anche un supporto manageriale da parte degli investitori che possono partecipare al capitale di rischio.

Il sistema bancario d’altra parte, oltre ai noti vincoli indotti dalla crisi nel proprio settore (quali, ad esempio, gli aumenti di capitale per garantire i coefficienti di patrimonializzazione ed i vincoli dovuti a Basilea 3) si trova a disporre di strumenti di analisi e valutazione del valore dell’impresa sviluppati per la maggior parte in contesti storico-economici diversi, senza turbolenze così rapide, frequenti e profonde. In questo contesto si pone la questione di chi potrà dare la liquidità necessaria alle PMI, di quali nuovi attori potrebbero essere protagonisti (per esempio i grandi investitori privati, il cui mercato tuttavia non è così sviluppato in Italia, soprattutto con riferimento alle aziende di piccole dimensioni), se esiste la possibilità di incentivare lo sviluppo di tale mercato.

Più in particolare, la PMI ci sembra avere alcune specifiche necessità:

  • Fare fronte a difficoltà finanziarie, in parte riconducibili anche ai ritardi nel sistema dei pagamenti della clientela dell’azienda target (soprattutto laddove la clientela appartenga al settore della Pubblica Amministrazione);
  • Recuperare competitività e produttività, anche a livello internazionale (in altri paesi europei, tra l’altro, la PMI ha dimensioni medie maggiori che consentono migliori economie di scala e maggiore produttività possibilità di accesso ai mercati internazionali);
  • Far crescere le risorse manageriali interne e rinnovare il management qualora l’azienda sia in una fase di passaggio generazionale e/o di turnaround;
  • Differenziare e/o ampliare le diverse fonti di finanziamento finora utilizzate, che consentano anche un deleveraging degli elevati livelli di debito acquisiti nel tempo dalla PMI italiana media;
  • Orientarsi verso la globalizzazione dei mercati, individuando e penetrando nuovi mercati per i propri prodotti, attraverso nuovi sbocchi e canali commerciali.

Gli investitori privati e le Banche sembrano, invece, avere bisogno di comprendere meglio la reale capacità delle aziende di riuscire a restituire i finanziamenti ricevuti, poiché i tradizionali sistemi di valutazione del merito di credito o della analisi del valore dell’impresa sono costruiti su fondamenti storici che hanno oggi un riscontro parziale rispetto alle dinamiche competitive che si trovano ad affrontare oggi le piccole imprese italiane. Per quanto riguarda nuovi affidamenti poi la situazione è ancora più complessa e  statica.

La visione che alimenta l’impegno a superare la crisi può partire oggi da questa “semplice” premessa. Ci si trova inevitabilmente ad operare su due fronti:  da una parte al fianco delle PMI che hanno bisogno di una forte spinta che, “sprigionandosi” dall’interno dell’azienda stessa, le supporti nel rilancio e nel recupero di competitività e produttività. Dall’altra le banche e gli investitori privati che necessitano di un’attenta valutazione (in fase di iniziale erogazione dei finanziamenti) e di monitoraggio in merito al corretto utilizzo dei finanziamenti erogati, che devono essere oggetto di periodica rendicontazione da parte dell’azienda finanziata, contribuendo alla riduzione e/o eliminazione delle asimmetrie informative esistenti nel rapporto azienda-finanziatore.

L’impegno che oggi occorre mettere in campo non può consistere nella sola forte partecipazione nell’attività operativa accanto al soggetto imprenditore titolare dell’azienda.

Occorre costruire e saper gestire un modello quali-quantitativo di valutazione e gestione aziendale in grado di poter “comunicare” con gli investitori rendendoli più partecipi e aggiornati sull’evoluzione dell’azienda. In pratica trasformandoli in partner al fianco delle imprese nel raggiungimento degli obiettivi del proprio piano industriale.

2017-02-07T15:34:54+01:00