L’eccessivo indebitamento delle PMI

Eccessivo indebitamento delle Piccole Medie ImpreseL’eccessivo indebitamento, spesso non inerente ad attività del “core business” dell’azienda  è uno dei mali che sta caratterizzando la PMI.

Nel contesto economico-finanziario attuale, questo aspetto sta conducendo molte aziende al fallimento e alla conseguente perdita  di molti posti di lavoro. Le risorse finanziarie scarseggiano, ci sono gli stipendi da pagare, poi i fornitori, il magazzino, i clienti che non pagano e le banche, un tempo magnanime a finanziare allegramente,  che adesso chiedono alle imprese una riduzione della loro esposizione.

La PMI italiana, rispetto a Germania, Francia e Inghilterra ha una sua connotazione caratteristica: fare molto uso (spesso abuso) di indebitamento. Soprattutto quello bancario. E’ questo un marchio di fabbrica dell’imprenditorialità nazionale. L’indebitamento pochi anni fà era maggiormente focalizzato sugli Istituti di Credito, oggi questa voce di bilancio si stà concentrando sui fornitori.

Si assiste quindi a una “lotta fra poveri” che stà creando nella PMI del nostro paese un effetto domino: si salta perchè i clienti non pagano e all’impresa mancano le entrate che contribuiscono a generare “cassa”. Con le risorse a disposizione si paga quel che si può, spesso lo stretto indispensabile, sperando che qualcosa cambi. Il fatto è che non cambia niente e il “botto” lentamente si avvicina.

Le cause di questa situazione non sono esclusivamente legate alla congiuntura attuale. Certo, la crisi economica ha un suo peso, la contrazione del mondo finanziario pure, ma non basta. L’origine è ancora più lontana e radicata.

E il modello di fare impresa del nostro paese, soprattutto PMI, passa spesso in secondo piano.

L’indebitamento è per molte PMI considerato come il solo “carburante” per far andare avanti l’impresa. E’ ancora molto poco praticato il controllo di gestione finalizzato al controllo dei margini sui prodotti, le scorte a magazzino, il controllo del capitale circolante e, nella mentalità di molti imprenditori di piccole media impresa, questa attività è intesa solo essere una necessità esclusiva di aziende di dimensioni maggiori.

Purtroppo sono i loro imprenditori ad essere al centro del problema.

Lo sono  quando le aziende che sono reduci da un periodo di significativi successi, in parte dovuti a una situazione di mercato favorevole, in cui tutto andava bene, a prescindere da come esse venissero gestite,  arrivate al punto in cui la situazione inizia a deteriorarsi (per una maggior competizione sul mercato, l’obsolescenza di alcuni prodotti ormai giunte alla fase di maturità), i loro titolari evidenziano una debole competenza nella gestione d’impresa. Spesso questa labilità  è associata all’incapacità nel delegare l’attività finanziaria a manager più competenti. E‘ a questo punto che questi imprenditori iniziano con il diventare i carnefici delle proprie aziende.

Le debolezze di questi imprenditori sono ancora più manifeste le loro piccole medie imprese non sono  capaci di dosare i finanziamenti in funzione dei rischi del business a cui essa vanno incontro. Specialmente quando queste aziende hanno intrapreso un processo di diversificazione e le loro proprietà ritengono di poter affrontare nuovi mercati e nuovi competitors sulla base delle conoscenze e delle esperienze del business di origine.

Quasi sempre la storia si conclude con il chiudere il rubinetto agli stockholders. Il rapporto D/E (debit/ equity o meglio passività totali rispetto ai mezzi propri) non è più sotto controllo, se mai (viene da domandarsi) lo fosse stato anche prima. L’epilogo finale è solo questione di tempo dopo un periodo, corto o lungo che sia di dolorosa agonia.

 Non è forse così che molte PMI si sono state colte nel pieno della crisi?

L’analisi strategica del proprio business e un semplice modello di controllo di gestione sono già i primi antidoti a tutto questo. Ma sempre a condizione che  l’imprenditore ne capisca di suo o sia capace di delegare queste aree funzionali a collaboratori esperti e preparati o affidarsi a consulenti competenti e, possibilmente, referenziati.

2017-02-07T15:34:54+01:00