CMC una famiglia nel mondo che esporta l’Italia che sa costruire

C’è un’Italia di cui non si parla più, di cui si é persa l’identità. L’immagine del nostro paese è oggi solo quella di un popolo allo sbando senza più i suoi punti di forza che ne hanno contraddistinto l’immagine nella storia e nel mondo.

La cronaca di tutti i giorni, così come l’aria che si respira, è avvolta da un profondo pessimismo coadiuvata da un senso di frustrazione circa il modo con cui stiamo vivendo questo lungo, massacrante, periodo di crisi e sul come riusciremo a venirne fuori.

Eppure anche in questi difficili momenti, non dobbiamo andare a cercare soltanto nel nostro passato l’immagine di un paese diverso più laborioso, produttivo capace di diffondere valori, acquisire stima, rispetto, considerazione agli occhi nel mondo. Sono questi i pensieri che mi vengono nella mente comodamente seduto nella poltrona dell’aereo che da Singapore mi sta riportando a Milano.

Sono appena stato a svolgere un corso di leadership e motivazione per i manager delle aree asiatiche del Gruppo CMC: una tra le più prestigiose aziende italiane del settore delle costruzioni.

Ci sono andato come docente della ALMA Bologna Business School, l’ateneo che ha avuto l’incarico dall’azienda di sviluppare un percorso formativo su tematiche manageriali finalizzate a incrementare il livello professionale del suo personale in Italia e nel mondo.
Il mese prima ero stato a svolgere il corso a Johannesburg mentre a inizio settembre ho iniziato l’attività con il management italiano di Ravenna dove CMC ha la sede.

Sfoglio la brochure aziendale e la prima riflessione è quante infrastrutture, dighe, ponti, alberghi, centri commerciali, alberghi, porti le aziende italiane, come CMC, abbiano saputo progettare e costruire nel mondo a dispetto di quell’immagine di incapacità che noi abbiamo oggi del nostro paese.

E’ incredibile osservare quanti segni, quante testimonianze del nostro ingegno della nostra capacità progettuale e costruttiva abbiamo seminato nel mondo. Sono elementi tangibili questi, che non possono che farci riflettere, anche in momenti difficili come questo.

Ma i progetti ci sono anche oggi. Stiamo infatti esportando una bellissima immagine dell’Italia che non è non relegata solo ai vestiti e alle auto di lusso e che ci fa sentire importanti e riconosciuti all’estero solo per il made in Italy. In questo caso il concetto è meno effimero e più complesso. Ci sono infatti progetti e opere di cui non parla nessuno, perché le cose positive hanno smesso per noi di fare notizia.

Ma sono opere che testimoniano nel tempo il nostro passaggio e stigmatizzano la nostra capacità realizzata nonché imprenditoriale. A Singapore per esempio si stanno realizzando due nuove stazioni della metropolitana a 23 metri sotto il piano di campagna. L’opera è composta da due lotti, il primo prevede la realizzazione di una linea doppia canna di 2.800 metri, il secondo di 1400 metri di linea.

Il progetto è impegnativo e gli ingegneri di CMC si trovano tutti giorni ad affrontare problemi tecnici, imprevisti di cui nessuno immagina la complessità e cosa significa poterli risolvere e in tempi brevi per non aggravare costi e tempi di realizzazione. Sono dei piccoli miracoli, legati anche alle capacità dei nostri ingegneri italiani che non riempiono le pagine di cronaca dei giornali.

E’ gente anonima abituata a vivere fuori casa, a rivedere i propri genitori, in alcuni casi anche mogli e figli solo due, tre volte l’anno a trascorrere il Natale in paesi e culture così lontane dalle nostre ma lavorando duro, con caparbia come noi italiani sappiamo fare.

A Seven in South Africa, si sta costruendo una imponente centrale idroelettrica che avrà una capacità di 1.340 MW ed un accumulo di energia pari a 21.000 MWh. L’opera include la realizzazione di un canale di adduzione, di due tunnel di carico di circa 2.000 metri, di una centrale in caverna che alloggerà quattro pompe/turbine da 335 MW ciascuna e di una seconda caverna che alloggerà i trasformatori.

I lavori comprendono anche la costruzione di un tunnel di scarico di 2.450 metri, dei pozzi di ventilazione e piezometrici, del canale di scarico e delle opere di presa a monte e a valle. E poi ce ne sono altri, in Cina, Angola, Algeria, Zambia, Cile, Mozambico oltre che ovviamente in Italia.

Si lavora duramente dappertutto. E a dispetto di come talvolta ci vediamo, intolleranti con extracomunitari ecco invece che i nostri tecnici, ingegneri, responsabili di cantiere italiani lavorano fianco a fianco con altre risorse locali, sanno farsi capire e raggiungere l’obiettivo facendo squadra anche con chi parla lingue differenti, con chi ha un diverso colore della pelle e modi di vivere distanti anni luce dai nostri. Eppure, nonostante tutte le barriere, si riesce lo stesso ad andare avanti a completare i progetti. E a farne di fantastici.

Che strana sensazione che ho avuto nel vedere questa parte d’Italia dall’esterno. Specialmente ora. Mi sento come un’astronauta che a bordo della navicella spaziale ha visto per la prima volta

la terra così lontana e minuta. Tutta così piccola a livello di dimensioni ma da cui provengono vita ed emozioni che la fanno diventare immensa anche al cospetto dell’universo che la circonda. Così è stato nel parlare e nel conoscere le persone che ho incontrato. Gente fresca, positiva, “committed” per dirla all’anglosassone.

Taluni si sono trasferiti portando la rispettiva consorte dall’Italia altri invece si sono costruiti la loro famiglia in giro per il mondo durante il loro peregrinare nel seguire i vari progetti e cantieri dell’azienda. E fa specie sedersi a tavola e conoscere i loro figli che, a dispetto dei loro papà, hanno gli occhi a mandorla o sono scuri di pelle ma parlano italiano e taluni di loro con un perfetto accento romagnolo. A festeggiare la fine del corso con loro si sono unite le loro famiglie.

Ci sono mogli cinesi, thailandesi, russe, africane. Una volta seduti a tavola ci si è sentiti tutti un’unica famiglia la cui nazionalità non ha importanza perché ci ha unito un senso di fratellanza, di cameratismo di rispetto e partecipazione che è stato evidente, palpabile e non ha mai fatto sentire un’estraneo, un intruso fuori posto, anche me, che non lavoro per la CMC e sono un “lumbard” di Milano.

Noi Italiani sappiamo essere competitivi a dispetto del low cost. I Cinesi e gli altri concorrenti del far east quando quotano un progetto picchiano duro con il prezzo. Ma noi sappiamo essere competitivi con la nostra progettualità, con la tecnologia che proponiamo per realizzare un cantiere, per le soluzioni che sappiamo proporre e che ci rendono tra i più affidabili e concreti. E’ questo il nostro vantaggio competitivo e i clienti questo lo capiscono.

Se ripenso al corso che ho svolto sulla motivazione mi viene da sorridere. Ho incontrato a Bologna, in Sud Africa e a Singapore più gente motivata lì che in vent’anni di peregrinare tra le aziende della Brianza. Gente pratica, dinamica che ascolta che ha voglia di capire, anche se è di sabato e di domenica perché negli altri giorni c’è il cantiere o un aereo da prendere per andare lontano seguire un altro progetto. Mi domando allora che ne è di questa vitalità in Italia ? Perché non ci accorgiamo di quello che in realtà siamo e sappiamo fare ?

Che aspettiamo a rimetterci in riga imparando da questi ragazzi che non hanno nulla da invidiare in termini di intraprendenza, voglia di fare senso del dovere, acume, visione prospettica, a loro coetanei che possono vantare titoli accademici delle più blasonate business school internazionali ?

L’aero inizia la sua discesa verso Malpensa e avverto che ho lasciato qualcosa. E’ quella parte di paese che è rimasta oltreoceano ma che vorrei rivedere all’opera anche adesso in Italia, da domani. Dai, vuoi vedere che questa è la volta buona che riusciamo a ritrovare noi stessi.

2017-02-07T15:34:53+01:00